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UN’IDEA CONTROCORRENTE

Dopo l’erosione inversa… la piena inversa…

di Marco Restaino

Il presente lavoro analizza, sulla base di una prima serie di osservazioni eseguite in alcune grotte, i flussi d’aria causati dalle piene del corso sotterraneo del fiume Timavo. La verifica della sequenza di attivazione di tali flussi (in uscita ed in aspirazione) ha permesso di elaborare alcune ipotesi sul possibile percorso dell’acqua, al variare dell’intensità delle singole precipitazioni.



Da anni alcuni soci della Società Adriatica di Speleologia si interessano di particolari circolazioni d’aria: i “flussi” di aria timavica, espulsi in brevi periodi di tempo durante le piene del fiume Timavo dai vari Luftlocher (pertugi soffianti) disseminati nella zona compresa fra i paesi di Trebiciano e Monrupino.
Attraverso l’osservazione e la comprensione di questi flussi si cercano di capire alcune dinamiche della circolazione idrica del nostro fiume sotterraneo.

Le ipotesi di seguito elencate sono frutto di annuali osservazioni dirette (a) , effettuate sia in ambiente esterno che ipogeo, che non si propongono come realtà inconfutabili, ma vorrebbero servire da stimolo per migliorare le ricerche su una complicatissima realtà sotterranea che forse non riuscirà mai a venire totalmente alla luce, per la sua evidente complessità e per le difficoltà di reperimento dei dati a causa delle ancora poche “finestre” aperte sul corso profondo del Timavo.

Le cavità periodicamente monitorate durante le piene - procedendo da monte a valle lungo l’ipotetico percorso del fiume sotterraneo - sono: l’Abisso di Trebiciano (TR), la Dolina del Rekka o dei Sette Nani (7N), lo scavo nella dolina delle Cloce o Luftloch (LF) e la grotta Lazzaro Jerko (LJ).

Altri punti importanti considerati dal presente studio sono, ovviamente, la grotta di San Canziano (SC) voragine nella quale il fiume si immerge e le risorgive di San Giovanni di Duino (RD) dove le acque ritornano alla luce, prima di fluire al mare.

La principale osservazione che ci ha fatto venire i primi dubbi sulla tesi che vedeva un probabile flusso d’acqua che (come logica vorrebbe) scorre da TR verso LJ, è stata quella che ha evidenziato come talvolta LJ soffiava e TR no. Generalmente verrebbe da pensare che TR, essendo più a monte dell’ipotetico corso sotterraneo, si attivi prima di LJ, posto più a valle, ma in più occasioni abbiamo constatato il contrario. Addirittura, in alcuni casi LJ soffiava (piena crescente) e comtemporaneamente TR aspirava (piena calante)! Altre volte LJ e LF soffiavano, e 7N e TR erano in equilibrio (nessun movimento d’aria). In realtà abbiamo notato un comportamento più simile tra LJ e LF che tra TR e LF, nonostante la maggior vicinanza riscontrabile fra queste due ultime grotte.

Questi comportamenti anomali si sono verificati il più delle volte in presenza di precipitazioni medie (i dati di riferimento utilizzati provengono da una centralina meteorologica posta nella valle del Timavo Superiore (b). Questo ci porta ad immaginare che con precipitazioni medie il flusso d’acqua arriva abbastanza diretto in zona LJ (o in una zona intermedia tra LJ e LF) e da li l’onda risale sino alla zona di LF, senza però influire sensibilmente sui livelli in zona 7N e TR.

Infatti, LJ e LF sembrano molto più sensibili alle precipitazioni di bassa/media entità (sino 10-15 mm di pioggia), mentre TR e 7N si attivano con precipitazioni medio/forti. Ad avvalorare la presenza di un dreno principale e più diretto da SC a RD passante per LJ c’è la prova di una considerevole presenza di rifiuti urbani (piatti e bicchieri di plastica) che si trovano in quantità alla LJ, rispetto ai modesti ritrovamenti effettuati a TR. Se alla LJ sono stati trovati mezzi bicchieri di plastica ed un pezzo di striscione pubblicitario, infatti, a TR è possibile rinvenire al massimo qualche piccolo e sporadico pezzetto di nylon. Il fatto che LJ e LF soffiano mentre TR no si giustifica solamente se esiste un flusso che prima raggiunge la zona LJ e poi si dirige (quasi in una condizione di “controcorrente”) verso zona TR.

Quando TR aspira e LJ e LF soffiano è probabile che ciò avvenga in quanto l’acqua è già arrivata a TR dalla zona LJ e LF (oppure ci sono arrivi dall’area a monte di TR se il canale da SC alla zona LJ è già saturo e si iniziano ad attivare altre canalizzazioni di cui parleremo più avanti), ma quando la piena inizia ad esaurirsi LJ e LF sono ancora interessate da un maggior apporto idrico rispetto alla possibilità di uscita dalle due grotte, tale da determinare ancora un aumento - seppur non considerevole - del livello dell’acqua, mentre a TR l’acqua che viene smaltita è maggiore di quella che entra e tale decrescita determina l’aspirazione di TR stessa.




Ciò che attiva tutti i Luftlocher, da monte a valle, sono invece le importanti precipitazioni (da 20 a 30 mm di pioggia e più), quelle che determinano anche i maggiori flussi d’aria.




E’ possibile che, durante le forti precipitazioni, si attivino delle canalizzazioni che in periodo di morbida sono inutilizzate, magari poste a livelli leggermente più alti rispetto ai dreni normali. Anche in questo caso ci sono precisi indizi a riguardo: il primo è la presenza di maggiori depositi organici a TR (resti vegetali) trasportati dopo forti piene.

Il secondo è la presenza a TR dello Pterostichus, insetto carabide che, proveniente dalla valle del Timavo Superiore, non riuscirebbe a vivere senza aria attraversando per chilometri delle gallerie sommerse, ma che invece potrebbe resistere a brevi periodi immerso nell’acqua e quindi arrivare a TR tramite grosse condotte allagate solo in casi eccezionali ed attive con grandi piene. Difatti lo Pterostichus non è stato segnalato alla LJ, forse per il limitato numero di esemplari che riesce a raggiungere questa caverna ed impedisce la formazione di una nuova colonia, o forse perché da TR alla LJ non esistono canalizzazioni dirette che si attivano con grosse piene e che permetterebbero la sopravvivenza dell’insetto, ma solo passaggi più profondi sempre totalmente allagati. Con le piene medio/basse o in periodi di morbida i tratti totalmente allagati sarebbero quindi troppo lunghi da consentire la sopravvivenza nell’acqua di questi insetti. Al contrario, con forti piene si attiverebbero canalizzazioni (da SC a TR) con flussi d’acqua forti, rapidi e soprattutto momentanei che porterebbero l’insetto, come i vari resti organici, a raggiungere TR senza grossi filtri o tratti sifonanti troppo lunghi.


ATTENZIONE:
quanto prima verrà pubblicato un aggiornamento della teoria della "Piena inversa", sulla base delle recenti osservazioni effettuate.


Note al testo:
(a) - Pur avendo attivato vari sistemi di misurazione quantitativa delle portate d’aria presenti all’imboccatura delle varie cavità, per il momento vengono considerati solamente i dati comparativi del comportamento delle varie bocche monitorate negli stessi intervalli di tempo.
(b) - La centralina meteorologica usata quale riferimento è quella di Vreme, posta in territorio sloveno