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"Luftloch"

Da alcuni anni stanno proseguendo i lavori di disostruzione di una grotta che dovrebbe presentare un probabile collegamento con il corso sotterraneo del fiume Timavo (forti correnti d'aria espulse durante i periodi di piena). L'interesse per questo progetto è derivato dalle segnalazioni pubblicate da A. Schmidl nel 1851 su alcuni "Luftlocher" (grotte soffianti), che diventavano tali durante i periodi di piena dei fiumi sotterranei. Salendo il livello dell'acqua nelle caverne, inevitabilmente ne veniva espulsa l'aria che raggiungeva la superficie con notevole violenza a causa dell'esigua sezione dei pozzi o delle fessure percorse rispetto all'ampiezza dei vani sommersi.

Alcune difficoltà oggettive hanno rallentato, qualche tempo fa, i lavori. In seguito, però, è stato iniziato lo scavo di un nuovo pozzo per arrivare direttamente nei rami già individuati a suo tempo, di franosità meno accentuata. Importante in questa fase dei lavori è la messa in sicurezza degli ambienti liberati dal materiale, per mezzo di manufatti in cemento ed intelaiature metalliche.

Di seguito saranno riportate le relazioni delle varie fasi operative che hanno caratterizzato questo scavo.


LUFTLOCH, SULLE TRACCE DEL MITICO TIMAVO


di Marco Restaino, Piero Slama e Paolo Guglia

La presente relazione vuole ripercorrere quelle che sono state le varie fasi dello scavo che, pur impegnando da molti anni la Società nel tentativo di raggiungere le acque profonde del fiume Timavo, rimane ancora oggi in attesa del grande risultato.


Primo scavo (2000/2002)

Nell’anno 2000 è stata individuata, in una posizione intermedia tra l’Abisso di Trebiciano (n. 17 VG) ed il paese di Fernetti, la Dolina delle Cloce, conosciuta storicamente per i particolari fenomeni riscontrabili in essa durante i periodi delle piene timaviche. 
L’idea di effettuare uno scavo proprio in questo punto è nata dall’entusiasmo di alcuni soci della Società Adriatica di Speleologia che hanno avuto la fortuna di trovarsi all’interno di questa dolina in concomitanza ad un violento fenomeno di piena. In tale occasione, è stato possibile verificare come dal fondo parzialmente allagato, attraverso fessure e buchi nella terra simili a quelli normalmente scavati dalle talpe, scaturissero vari soffi d’aria. Sembrava quasi che il fondo della dolina ribollisse ed il rumore avvertito poteva essere paragonato al “rombo” di un elicottero in lontananza.
E’ stato così individuato, quasi al centro del fondo piatto, un foro di 4 x 4 cm, che sembrava essere quello più promettente. Si decise allora di ostruire (anche con piccole gettate di cemento) gli altri buchi soffianti e di iniziare uno scavo nel punto in questione, dal quale spirava sempre un leggero flusso d’aria. Lo scavo (a sezione rotonda, del diametro di circa 1 m) si è inizialmente sviluppato nella sola terra sino alla profondità di 6 m, livello in corrispondenza del quale sono state rinvenute le prime pietre e dove lo stretto passaggio che si stava seguendo ha cambiato decisamente orientamento, sviluppandosi in obliquo. Dopo i 6 m verticali è stato creato, infatti, uno scivolo inclinato che è stato approfondito fino a -11 m dove, con grande sorpresa, tra le pietre e la terra ben compatta costituente la frana posta alla base della dolina, è stata scoperto - il giorno 1 maggio 2001 - un piccolo vano praticabile. Sul fondo di questo, sempre all’interno della frana, gli scavi sono stati ulteriormente approfonditi sino a raggiungere un’altra inaspettata sorpresa: a –20 m è stata raggiunta una caverna con pareti di vera roccia e concrezioni, alta una decina di metri (denominata caverna “11 settembre” dalla data della sua scoperta). Tale ambiente è stato raggiunto, però, arrivando alla sua base e quindi non ha contribuito ad incrementare la profondità complessiva dello scavo. Questo ritrovamento ha aumentato, però, le speranze di un imminente risultato, cioè il superamento della frana e l’intercettazione di una serie di pozzi verticali che avrebbero dovuto portare in profondità, ma non è stato così. Infatti, in occasione di una piena, è stato possibile constatare come l’aria uscisse in posizione opposta all’entrata della caverna “11 settembre”, fra le grosse pietre formanti la frana. Si è proceduto, quindi, a scavare fra i massi per ulteriori 4 m, insinuandosi in una specie di passaggio meandriforme. Fortunatamente, non è stato più necessario portare in superficie il materiale estratto e lo stesso è stato stivato nella vicina caverna. Giunti alla profondità di 24 m, a causa di problemi personali dei giovani scavatori, sono stati temporaneamente sospesi i lavori. Durante l’anno seguente (2002), a causa della mancanza di opportune opere di consolidamento della frana e dei relativi lavori di manutenzione, il passaggio di 8 m di collegamento fra le due caverne è collassato, precludendo ogni possibilità di transito.

Secondo scavo (2002/2003)

Dopo la pausa obbligata dovuta a motivi personali degli scavatori ed alla frana, la voglia di riprendere i lavori non era certo delle migliori. E’ stato necessario, allora, studiare una soluzione per ridiscendere nei vecchi passaggi oramai non più raggiungibili, cercando nel contempo un minimo di sicurezza in più. Considerato che a – 20 m avevamo trovato una caverna stabile alta più di 8 m e quindi con la parte sommitale a – 12 m dalla superficie esterna, abbiamo deciso di raggiungere la zona sicura arrivando dall’alto, eseguendo uno scavo sulla perpendicolare della cavernetta denominata “11 settembre”.
L’idea iniziale è stata quella di ottenere un accesso verticale di circa 20 m (12 da scavare e 8 di cavernetta), per poi accedere ai passaggi precedentemente raggiunti e metterli in sicurezza. Così è iniziato lo scavo di un nuovo pozzo.
Il punto dove sono stati iniziati i lavori è stato individuato in base a vecchi rilievi parziali, prove effettuate con tecniche radioestesiche ed un po’ di intuito accompagnato dalla memoria dei protagonisti dei precedenti lavori.
L’avanzamento è risultato velocissimo: è stato possibile scendere da 0 a 6 m di profondità in qualche giorno di scavo; da 6 a 9 m, invece, vista la compattezza della roccia calcarea, è stato possibile scendere al ritmo di qualche decina di centimetri (quando andava bene) ad uscita.
Per mancanza di prospettive concrete, di attrezzature adatte ed alla fine di voglia, abbiamo ben presto dato forfait decidendo per una nuova pausa di riflessione, durante la quale almeno abbiamo avuto la grossa soddisfazione speleologica di scoprire l’abisso Kiki (- 200 m) e nuovi rami all’abisso di Trebiciano.
Nel periodo finale di questa seconda campagna di scavi,  per settimane abbiamo cercato di riparare un compressore con relativo martello pneumatico, che opportunamente sistemato è stato portato in dolina, restando però - alla fine – inutilizzato.
Risulta opportuno ricordare che, viste le problematiche relative alla scarsità d’aria sul fondo dello scavo, è stato adottato un sistema di ventilazione forzata. Allo stesso tempo, sono stati contemporaneamente utilizzati due distinti demolitori, in quanto visto l’uso continuo dei medesimi, quando era in lavoro il primo, il secondo veniva recuperato all’esterno per raffreddarsi dall’evidente surriscaldamento.

Terzo scavo (2004/2010)

Con nuovo spirito abbiamo deciso di riaffrontare lo scavo e creare questa volta una via definitiva che ci permettesse di accedere nuovamente alle vecchie prosecuzioni, con facilità ed in totale sicurezza. Siamo quindi ridiscesi nel primo scavo sino a –13 m, nella caverna “1° maggio”, rilevando e riportando la posizione del fondo in superficie. Dai nostri ricordi, questo punto doveva essere intermedio tra l’ingresso della caverna denominata “11 settembre” ed i rami successivi. Il punto in superficie è risultato esattamente tra gli imbocchi del primo e del secondo scavo. L’approfondimento del terzo pozzo si è protratto per alcune settimane. A differenza dei primi due, in questo abbiamo trovato diversi grossi massi che ci hanno dato del filo da torcere. A –13 m abbiamo intercettato, comunque, la cavernetta che cercavamo e ci siamo trovati esattamente sulla frana che 7 m più sotto, ed in verticale rispetto al nuovo ingresso, doveva portarci alle vecchie vie. Il materiale derivante da questo nuovo scavo è stato utilizzato per riempire gli altri due. Nel primo pozzo, a – 8 m, è stata creata, inoltre, una specie di diga per impedire che il materiale scaricato franasse nella cavernetta “1° maggio”.
Quando siamo giunti con il pozzo alla profondità di 20 m, alla base della cavernetta “11 settembre”, è risultato opportuno procedere alla messa in sicurezza complessiva del nuovo scavo. Utilizzando elementi prefabbricati e gettando il cemento sul posto nei punti più delicati, è stato possibile rendere stabile questa verticale, dotandola anche delle opportune canalizzazione per portare l’energia elettrica in profondità. Numerosi mesi nel corso del 2005 sono stati quindi dedicati a tali ingenti lavori.
Ovviamente, la sommità del pozzo non poteva essere lascata libera e senza una chiusura che impedisse l’accesso indiscriminato. E’ stato così completato l’allestimento con l’installazione di una botola metallica, dotata di un opportuno sistema di bloccaggio, ed anche di 20 m di scale metalliche fisse per una più facile percorribilità (anno 2006).
Dopo aver provveduto alla stabilizzazione complessiva dello scavo ed aver sistemato le scale per scendere velocemente nel cuore della grande frana, è iniziato il difficile lavoro per trovare la via che conducesse finalmente in profondità.
Cercando il passaggio fra i massi instabili, puntellando i varchi appena ricavati, si è cominciato a scendere verso i pozzi che tutti speravano si aprissero appena sotto la parte instabile, formata da grandi pietre e fango, presente alla base della dolina. La progressione è stata lenta, difficile, con momenti di scoraggiamento quando il soffio dell’aria (labile traccia da seguire per raggiungere le acque di profondità) cambiava via e scompariva per ripresentarsi, in occasione di qualche piena, da un’altra parte dello scavo.



AGGIORNAMENTO n. 1

Alla metà del mese di novembre 2008, la squadra di scavo che opera all'interno della grotta denominata Luftloch ha trovato (alla profondità di circa 50 m) una fessura fra i massi della frana che dava la sensazione di poter condurre a qualche vano di dimensioni più praticabili. Dopo qualche ora di scavo si è potuti scendere lungo uno stretto pozzetto e si è visto come questo fosse solo una diramazione laterale di un vano più grande, direttamente raggiungibile dagli ambienti già conosciuti. Con un altro scavo si è quindi aperto un passaggio più comodo, che ha condotto in un pozzo profondo 55 m. Sceso questo ampio salto, la grotta termina - per il momento - alla profondità massima di 105 m, con un riempimento di terra e massi. Durante un'uscita seguente, in corrispondenza di un periodo di piena del fiume Timavo, sono state controllate le correnti d'aria interne alla grotta e si è verificato come la probabile prosecuzione non si trovi alla base del pozzo, ma in corrispondenza di una fessura soffiante che si apre a circa una quindicina di metri dal fondo.


AGGIORNAMENTO n. 2

Prima di procedere allo scavo di un’eventuale prosecuzione, si è preferito allargare e mettere in sicurezza il tratto di cavità ancora interessato dalla grande frana. Sono stati bonificati i pozzi, rese più comode le strettoie, puntellati i tratti più instabili e sistemate opportune strutture fisse per facilitare la discesa (scale e gradini metallici) fino alla profondità di circa 60 m. Una volta completati questi lavori, si è scesi nuovamente in profondità lungo il pozzo da 55 mNon appena sicuri che la continuazione doveva trovarsi in corrispondenza della fessura a -90 m, sono iniziati i lavori di allargamento dello stretto passaggio. Nel mese di novembre 2009, dopo aver abbattuto l’ultimo ostacolo, è stato possibile entrare in una breve diramazione, con una cavernetta ed un camino ascendente. Controllando bene le pareti è stata trovata una finestra che si affaccia su un ulteriore pozzo. Una volta disceso, questo si è rivelato profondo 50 m, con la parte terminale interessata da enormi massi di crollo. Da una specie di terrazzino formato da tali massi, a circa 15 m dal termine, è stato possibile scendere in una diramazione laterale che si sprofonda verticalmente per altri 22 m. La profondità massima raggiunta è quindi di 170 m e sono state localizzate varie finestre e possibili prosecuzioni, che saranno oggetto delle prossime indagini.


AGGIORNAMENTO n. 3

Nel corso di una attenta verifica alla ricerca di possibili prosecuzioni, in occasione di una piena del fiume Timavo, sono stati trovati - nel mese di dicembre 2009 - vari punti che presentano consistenti movimenti d'aria. La probabile prosecuzione è stata comunque localizzata alla base del pozzo da 22 m, nel punto più profondo attualmente raggiungibile della cavità (-170 m). Sono sati esplorati anche alcuni brevi rami interessati dalla presenza di una notevole circolazione idrica.


AGGIORNAMENTO n. 4

Non solo la grotta si approfondisce (prof. attuale - 170 m) ma, dalle continue ricerche, emergono anche nuove diramazioni secondarie. Nel corso delle recenti visite del gennaio 2010 sono stati trovati nuovi sviluppi sia alla profondità di 70 m che a quella di 100 m. Nel primo caso si tratta di una finestra che conduce ad un pozzetto laterale profondo circa 5 m. Nel secondo caso, invece, risalendo uno stretto meandro si è giunti in un'altro ramo laterale, parallelo ai pozzi principali, che scende fino ad un nuovo fondo posto alla quota di -120 m. In entrambi i rami sono presenti grandi quantità di fango ma anche numerose concrezioni calcitiche.


AGGIORNAMENTO n. 5

Intrapresi gli scavi sul fondo del pozzo di 22 m, dopo essere discesi per circa 4 m in frana, è stato possibile accedere ad una breve cavernetta che porta all'imboccatura di un ulteriore pozzo, dalle ampie dimensioni. Nel marzo 2010 è' stato così disceso un salto di 32 m ed uno subito seguente di 10 m, fino a giungere alla profondità totale stimata di 216 m. Su fondo di questo ultimo salto sono sono stati osservati  un laghetto, alcune fessure e la prima presenza di depositi di sabbia. E' già stato localizzato il punto dove praticare un ulteriore scavo per continuare nell'esplorazione. Manca ancora qualche decina di metri, ma il Timavo è sempre più vicino...


AGGIORNAMENTO n. 6

Una piacevole sorpresa è stata riservata agli esploratori/scavatori il giorno 19 settembre 2010. Scesi in profondità dopo una grande precipitazione, è stato possibile osservare come l'ultimo pozzo risultasse completamente allagato. L'acqua era risalita complessivamente per circa 20 m rispetto alla strettoia in corso di scavo e quindi aveva raggiunto la quota indicativa di 110 m s.l.m.
In questo caso il Timavo era salito ed era arrivato eccezionalmente fino a noi; non rimane che ricambiare la cortesia e forzare ancora qualche strettoia per sbucare nella caverna che, oramai con sicurezza, sappiamo ci sta aspettando ad una profondità presunta di soli cinquanta metri più in basso rispetto al punto raggiunto.


AGGIORNAMENTO n. 7

Recuperate e revisionate le attrezzature, sono iniziati gli scavi affrontando una stretta fessura verticale. Dopo varie ore di lavoro è stato possibile accedere ad un piccolo vano, lungo non più di 4 m ed altrettanto alto, che presentava su una parete un’ulteriore fessura che scendeva verso il basso. Dopo qualche tentativo, nel corso di una attenta verifica del piccolo vano, è stato localizzato un ulteriore pertugio fra le concrezioni ed è stato possibile accedere ad una specie di risalita cheun pozzo di dimensioni più che percorribili. Il giorno 15 novembre 2010, è stato disceso questo pozzo di 15 m. Alla sua base, sono stati individuati due punti di possibile prosecuzione posti fra ingenti depositi fangosi. La progressione, a questo punto, si è sviluppata in senso sub/orizzontale. E’ stato forzato uno scivoletto, un piccolo meandro orizzontale, e (il 5 dicembre 2010), è stato possibile entrare in una cavernetta sub orizzontale, lunga circa 10 m, con  ben tre passaggi di limitata sezione nei quali sono evidenti le tracce del passaggio dell’acqua verso ambienti sottostanti.


AGGIORNAMENTO n. 8

Nell'anno 2010, dopo aver dedicato molte energie alle riprese del documentario "Alla ricerca del fiume nascosto" abbiamo ripreso i lavori di scavo alla Luftloch, procedendo all'allargamento di alcune strettoie ed al forzamento della fessura terminale. I lavori stanno procedendo ... a presto succose novità!
 



































Gli scavi e le esplorazioni continuano... Puoi anche scaricare questa relazione in formato PDF.


Profondità attualmente raggiunta: - 235 m


Vai alla pagina dedicata alla teoria della Piena Inversa ed ai comportamenti anomali riscontrati durante le piene del fiume Timavo nel suo corso sotterraneo.


GrottenArbeiter - Teaser ITA from Fantastificio on Vimeo

Anteprima del film di Tullio Barnabei dedicato alla ricerca del Timavo ed ai vecchi e nuovi  grottenarbeiter, dove si possono vedere varie immagini della Luftloch


"Il Timavo è un sogno. Il Timavo è un sogno che stiamo cercando di concretizzare metro dopo metro"

Citazione da MR