Abisso di Trebiciano - 17 VG
La 17 VG (numero di catasto della Venezia Giulia) - meglio nota come Grotta di Trebiciano o Abisso di Trebiciano - è tradizionalmente legata alla Società Adriatica di Speleologia.
Questa grotta è stata l’abisso più profondo al mondo per oltre ottant’anni. Qui sono iniziate le prime ricerche speleologiche, idrologiche e speleosubacquee della nostra regione, regione che è stata la culla della speleologia italiana. Qui si sono dilapidate fortune personali, qui si sono indirizzate le speranze per un approvvigionamento idrico della città di Trieste. Potete scaricare - se lo volete - la pianta e la sezione della cavità (768 KB).
Risale al 1877 la prima richiesta della Società Adriatica di Scienze Naturali (che ci piace ancora ricordare quale nostra “nonna”) al Comune di Trieste per ottenere un finanziamento indirizzato alla ricerca scientifica speleologica. Nel 1953 il prof. Walter Maucci - adeguatamente istruito da Spartaco Schergat, incursore alla Baia di Alessandria durante la Seconda guerra mondiale - intraprese la prima esplorazione spleosubacquea nel sifone di entrata della Grotta di Trebiciano. Analoga impresa venne ripetuta dall’Adriatica nel 1977. Nel 1974 - finalmente - la Società otteneva dal Comune di Trieste la concessione per l’affittanza della grotta. Da allora, quasi ininterrottamente, abbiamo dedicato alla cavità ingenti risorse economiche, tanta parte del nostro tempo, tante giornate di lavoro a far sì che il sito potesse essere conservato e valorizzato migliorandone la percorribilità interna ed allestendo le infrastrutture necessarie a trasformarla in uno dei più profondi ed interessanti laboratori ipogei del mondo.
Con questo sito intendiamo, tra l'altro, pubblicizzare tutto quello che su questo grotta è stato scritto, le immagini che si sono potute acquisire, le ricerche che sono state intraprese, i progetti sui quali stiamo ancora lavorando. Speriamo vi piacerà continuare l'esplorazione con noi!
| Recentemente sono state
segnalate, presso i Civici Musei di Storia ed Arte, alcune immagini
poco note relative alle esplorazioni ottocentesche avviate
all'interno dell'Abisso di Trebiciano. Vai alla pagina dove sono presentate dette immagini. |
Come arrivarci
Ubicazione
della cavità.
Arrivando dall’autostrada uscite a Padriciano.
Utilizzate il sottopasso dello svincolo per rimettervi in
autostrada -
nel senso opposto - e, dopo un paio di chilometri, troverete
l’uscita
Trebiciano. All’incrocio con la Provinciale (che collega
Opicina a
Padriciano e Basovizza), svoltate a destra e vi trovate in paese. Alle
prime case, svoltate a sinistra alla prima traversale. La seconda
traversa è identificabile da una fontanella pubblica.
Tenetevi sempre
sulla strada che interseca la Provinciale, senza piegare a destra, ed
attraversate la borgata sino a giungere ad un ampio spiazzo nel quale
parcheggiate la macchina. Attenzione: anche se la strada prosegue
asfaltata, vige un divieto di transito che prevede sanzioni ai
trasgressori. Da qui proseguite a piedi per 1200 metri sino a giungere
alla Stazione sperimentale ipogea, adatta ad accogliere i visitatori ed
a fornire notizie sulla grotta e sull’ambiente circostante.
Dopo
ulteriori 500 metri, raggiungerete l’Abisso. La piantina
a colori che vi proponiamo (stampabile in A4)
è
tratta da
"Carso
Triestino", Carta Topografica per Escursionisti con indice
dei nomi,
alla scala 1:25.000, edita dalla Transalpina Editrice di Trieste: www.transalpina.it
Vedi la foto satellitare e la posizione dell'edificio della Stazione Sperimentale Ipogea sul Google Maps.
La grotta è visitabile - gratuitamente - la prima domenica di ogni mese, preavvisando il responsabile Sergio Dambrosi (tel. 040-351153) nelle ore serali o attraverso il modulo informatico. Non è ancora una grotta turistica nell'accezione del termine e non sono previste escursioni con accompagnatori o guide.
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Per la visita all'Abisso di Trebiciano si chiede che ogni
partecipante sia dotato di apposita longe condissipatore da ferrata ed illuminazione a led (non è gradita la lampada a carburo).
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La
cavità richiede esperienza, attrezzatura, preparazione
tecnica e
una buona resistenza fisica. Bisogna
infatti scendere per 329 metri,
visitare la caverna che è di dimensioni ragguardevoli, e
risalire.

