Allestimenti interni (1° parte)
L'Abisso di Trebiciano (conosciuto presso il Catasto come "Grotta di Trebiciano" - VG17), oltre ad essere tra le più profonde cavità del Carso triestino, è stato l'oggetto preminente di una ingente mole di studi scientifici inerenti i diversi campi in cui si articola la disciplina speleologica. Questo particolare interesse è senza dubbio derivato dal fatto che la grotta, intercettando il fiume Timavo lungo il suo corso sotterraneo, poteva rappresentare al momento della scoperta (1841) la definitiva soluzione al grave problema dell'approvvigionamento idrico della città di Trieste. Per questo motivo, la grotta è stata attrezzata fin dai primi anni con scale fisse di discesa, per poter accedere facilmente ed in breve tempo al Timavo. Quando le prime attrezzature con il tempo si sono deteriorate, visto l'interesse scientifico che continuava a destare la cavità, si è provveduto a sostituirle con altre di nuova costruzione, in un susseguirsi di lavori di rifacimento che hanno portato a ben 6 diverse realizzazioni precedenti la nuova "Ferrata Adriatica". Il disfacimento delle scale lignee dell'ultimo allestimento (risalente al 1913) ha costretto ad intraprendere, nel 1975, la bonifica completa dei pozzi dell'abisso, con la demolizione delle strutture pericolanti ed oramai pericolose. A questo punto le soluzioni possibili erano due: o ripulire completamente la cavità, che risultava comunque pesantemente rimaneggiata per i lavori eseguiti nel tempo al suo interno, oppure ripristinare nuovamente la via di discesa con la posa in opera di nuove attrezzature. La Società Adriatica di Speleologia ha ritenuto opportuno seguire questa seconda via, riconoscendo il valore della grotta quale "finestra" privilegiata sul fenomeno carsico profondo dell'altipiano triestino e riconfermando la vocazione storica di questa cavità ad un ruolo di grande "laboratorio" naturale, sede ottimale per l'effettuazione di ogni ricerca e studio scientifico di carattere speleologico.
Le vie attrezzate precedenti la "Ferrata Adriatica"
Grotta più profonda del mondo per 83 anni, ricca di storia più di ogni altra sul Carso triestino, la grotta di Trebiciano si appresta ad abbracciare un nuovo capitolo della sua già consistente vita speleologica. E' stata recentemente ultimata, infatti, la "Ferrata Adriatica", unica nel suo genere e, per quanto ne sappiamo, prima sul territorio nazionale a scendere a tale profondità (- 329 m ), che permetterà la visita al Timavo sotterraneo ad un pubblico più vasto, non esclusivamente di addetti ai lavori (ed a questi ultimi darà la possibilità di continuare seriamente studi e ricerche sistematiche, rinnovando quelli oramai datati del periodo prebellico). Non è la prima volta che questo abisso è oggetto di allestimenti fissi, fin dalle primissime discese era subito apparso evidente che le scale di corda con pioli lignei erano inadeguate per valorizzare una grotta del genere: "la discesa - scrisse Pietro Kandler che su mandato di Domenico Rossetti ebbe modo di visitare la grotta così come l'aveva trovata il Lindner - riesce di assai fatica. I cunicoli sono talvolta di diametro così stretto che una persona di mediocre corporatura con istento vi passa (e) una persona di altezza oltre la media non ha spazio sufficiente di muovere gli arti. I piuoli sono a troppo distanza l'uno dall'altro. Le scale sono per lo più fuori di piombo, per cui sulle braccia soltanto è affidato tutto il peso della persona ciò che riesce di somma fatica, s'aggiunga a ciò l'umido che fa sdrucciolare e piedi e mani. Il passaggio dall'uno all'altro cunicolo è a traverso di aperture sì anguste che talvolta la persona deve muoversi sulla pancia. Il montare sul capo di quasi ogni scala è assai malagevole e sempre pericoloso; talvolta anche il terminare di una scala. L'ultima scala scende dapprima per un cunicolo, indi affatto isolata nel vano di ampia volta; la sua estremità non è fissa in terra; per 22 Klafter conviene scendere; esposti per ben 16 Klafter di lunghezza all'oscillazione pendulare, ed all'attorcigliamento di due corde. Ci troviamo in dovere di sconsigliare a qualunquesiasi la discesa, se non è provveduto di cencino alla vita, se non è assicurato ad una fune, se non è dotato di forza nelle sue braccia, se non è immune da vertigini, e se l'animo suo può venire sorpreso da spavento o da tristi immagini. Non vi ha passo che si muova, in cui l'uomo non sia esposto a irreparabile pericolo, se il coraggio o le forze l'abbandonano." (a)
Primo allestimento: 1842, progetto Keyermann.
Un anno dopo la scoperta della grotta il Civico Ufficio Edile riuscì ad ottenere uno stanziamento di 1.000 fiorini per costruire scale e ripiani in legno di quercia da sistemare all'interno dei pozzi. A dirigere i lavori fu l'ing. Keyermann, che in quell'occasione fece pure allargare i passaggi più stretti con delle mine, riuscendo a completare l'opera appena in tempo per dare la possibilità ai collaboratori dell'ing. Calvi di Milano, chiamato dal Rossetti a esprimere un suo parere sulla possibilità di sfruttamento idrico della grotta, di calarsi fin sul fondo per effettuare misurazioni e completare i rilievi topografici. Era il 16 giugno 1842. Tre mesi dopo l'ingegnere Calvi poteva concludere: le acque di Trebiciano scorrono a più di 300 m di profondità, troppo basse per pensare di utilizzarle in un modo che non sia antieconomico, meglio dunque utilizzare altre vene d'acqua (come è noto, l'ing. Calvi propose infine un suo progetto riguardante le sorgenti di Bagnoli).
Secondo allestimento: 1848-49, progetto Sforzi.
Il 1848 fu l'anno in cui l'Europa tremò di un brivido rivoluzionario che portò novità anche a Trieste: la città ottenne il reggimento municipale e si costituì un Consiglio Comunale al cui interno venne formata una Commissione alle Pubbliche Costruzioni e ai Lavori Idraulici, che riprese nuovamente a cuore il problema dell'approvvigionamento idrico della città. Il Magistrato incaricò l'ing. Giuseppe Sforzi, già stretto collaboratore del Rossetti (deceduto nel novembre del '42), di occuparsi nuovamente di Trebiciano e questi rese di nuovo agibile la grotta sostituendo e riadattando le scale oramai fatiscenti dell'allestimento Keyermann. Dal giorno della delibera di finanziamento di 600 fiorini a quello della prima discesa passarono sei mesi. Nel maggio 1849 Sforzi misurò la portata del fiume ed elaborò un progetto che prevedeva la costituzione di una galleria artificiale Trebiciano-Roiano, lunga più di cinque chilometri, calcolando la durata dei lavori in 8-10 anni, con una spesa di 700.000 fiorini. Non se ne fece nulla e l'ambizioso progetto rimase nel cassetto.
Terzo allestimento: 1869-70, progetto Bürkli-Wauchnig
A riprendere nuovamente in
considerazione l'abisso di Trebiciano fu
l'ingegnere svizzero A. Bürkli che su incarico della
Commissione delle
Pubbliche Costruzioni, coadiuvato nel lavoro dall'ingegnere edile
Wauchnig, volle avvalersi di dati nuovi per esprimere un suo parere sui
vari progetti di approvvigionamento idrico fino allora proposti. Per
effettuare le misurazioni furono riparate alcune scale di legno. Alla
fine il Burkli si pronunciò a favore delle sorgenti del
Risano.
Quarto allestimento: 1884, Società Alpinisti Triestini
Dal maggio al luglio 1884
i soci della S.A.T. riattivarono le scale impraticabili già
molti anni prima. Il 26 ottobre viene organizzata la prima
visita ufficiale a cui partecipa il celebre esploratore F. Kraus di
Vienna.
Quinto allestimento: 1894, progetto Polley-Valeri
L'ing. Antonio Polley, dopo aver acquistato tutti i diritti di usufrutto della grotta dal proprietario della particella - certo Antonio Hrovatin - su cui si apre l'ingresso, di propria iniziativa finanziò un nuovo allestimento su progetto dell'ing. Valeri. Se si confronta con i lavori del '49, del '69 e dell'84 (che a dire il vero furono dei riadattamenti di quello del '42), questo fu davvero imponente: tutte le scale oramai fradice degli allestimenti precedenti vennero sostituite con delle nuove, incassate a viva forza nella roccia con cunei di legno, e per la prima volta si pensò di realizzare l'attraversamento diretto della seconda cavernetta mediante un grande ponte di legno (precursore dell'attuale "ponte del brivido") teso alla base del sesto pozzo di 20 metri , all'imbocco del settimo di 30 metri . Polley studiò a fondo la possibilità di utilizzo delle acque di Trebiciano, che considerava del tutto autonome da quelle del Timavo superiore, e propose un progetto di sfruttamento davvero coraggioso (al pari del suo allestimento) che prevedeva lo scavo di un pozzo artificiale inclinato che avrebbe dovuto raggiungere direttamente il fondo della grotta per potervi trasportare attrezzature e materiali allo scopo di bloccare, mediante una diga, il sifone d'uscita in modo da provocare un considerevole innalzamento del livello dell'acqua nelle condotte naturali che, in un secondo tempo, sarebbe stata pompata all'esterno con mezzi relativamente economici. Il progetto Polley non venne approvato dalla Giunta Municipale che avrebbe dovuto finanziare l'impresa e tutto rimase come prima.
NOTE:
a) "Rapporto della Commissione delegata all'esame dell'acqua sotterranea di Trebich", 1841 (Archivio Diplomatico).

