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Esplorazioni subacquee

Le prime esplorazioni subacquee programmate nei sifoni dell'abisso di Trebiciano risalgono agli anni 1952/53 e sono state avviate da un'organizzata squadra della Sezione Geospeleologica della Società Adriatica di Scienze (a), guidata dal prof. Walter Maucci. In un periodo in cui l'attività speleosubacquea era ancora al suo esordio, risulta sicuramente di grande rilevanza tecnico-sportiva questa spedizione che vide impegnati 26 uomini in 20 uscite, con l'impiego (ed il relativo trasporto in grotta) di oltre 700 kg di materiali. Nonostante tante difficoltà, i due sommozzatori di punta, W. Maucci e S. Bartoli, riuscirono a superare il sifone di entrata del fiume Timavo, raggiungendo una vasta caverna allagata a cui diedero il nome di lago Boegan. Passarono poi molti anni prima che il problema venisse affrontato nuovamente con l'impiego di uomini esperti e l'utilizzo di attrezzature sofisticate. 

Nel luglio del 1977, infatti, una squadra della Società Adriatica di Speleologia formata da 15 uomini ritornò ad esplorare il sifone d'entrata, completando le perlustrazioni e redigendo un accurato rilievo topografico delle parti sommerse. Gli speleosub G. Crevatin e P. Martellani, raggiunto nuovamente il lago Boegan, sondarono accuratamente tutte le pareti della caverna, ma non venne trovata alcuna prosecuzione praticabile. Anche questa seconda spedizione, pur aggiungendo importanti dati alla conoscenza del corso ipogeo del Timavo, non identificava il corso principale di entrata del fiume, e lasciava aperte le prospettive ad ulteriori future ricerche. 


Un'esplorazione subacquea ricognitiva nel sifone d'entrata del Timavo ha permesso di identificare (nel 1991)     una nuova via di prosecuzione, seguita fino alla riemersione in una caverna a pelo libero. Oltre questa               caverna, è stata individuata e parzialmente sagolata un'ulteriore galleria sommersa.

Chi volesse approfondire le esplorazioni "storiche" al sifone del fiume Timavo nell'Abisso di Trenbiciano può         visitare la pagina dedicata all'Operazione Corsaro, programma di ricerca speleosubacquea avviato dalla             Sezione geo-speleologica della SAS negli anni 1952/1953.


Nuove esplorazioni lungo i pozzi.


Durante le numerose uscite effettuate nell'abisso in questi ultimi anni, avevamo notato che lungo i pozzi si aprivano varie imboccature di finestre che potevano dar adito ad ulteriori prosecuzioni e molti camini dovevano essere controllati accuratamente. Anche la caverna Lindner, secondo le nostre osservazioni, non era stata descritta con molta fedeltà nei vari rilievi esistenti, ed alcune direzioni dovevano essere sicuramente verificate. Con l'installazione della "Ferrata Adriatica", è stato possibile scendere con rapidità alle parti profonde dell'abisso, e ciò ha facilitato l'esplorazione attenta di tutte queste nuove prosecuzioni. In vari mesi di lavoro, sono stati esplorati nella parte verticale dell'abisso ben 25 pozzi secondari rispetto la via principale di discesa che, assieme alle varie cavernette laterali, ammontano ad uno sviluppo planimetrico di ben 333 m. 

Progetto Beram.

Durante le numerose uscite effettuate nell'abisso in questi ultimi anni, è stato possibile appurare che, in corrispondenza della galleria Beram, vi erano numerose possibilità di nuove prosecuzioni. Abbiamo così avviato un progetto di ricerca, denominato proprio  Progetto Beram, che ha previsto l'analisi, l'esplorazione ed il rilevamento di questa parte della cavità.




NOTE:
a) Come già indicato, dal 1980  la Sezione Geo-speleologica della Società Adriatica di Scienze è confluita nell'attuale       Società Adriatica di Speleologia.