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Visita virtuale alla cavità

L'Abisso di Trebiciano (n° catastale 17 VG) è una cavità che può essere morfologicamente divisa in due distinti settori. Il primo è formato da una serie di pozzi verticali che scendono dalla quota di 341 m slm fino a 68 m slm. Il secondo è costituito dalla vasta caverna Lindner nella quale scorre, ai piedi della china costituita da massi di crollo e sabbia che scende per altri 58 m, il fiume Timavo. 

La visita della grotta prevede quindi la discesa dei pozzi utilizzando le attrezzature metalliche della ferrata, l'attraversamento della caverna Lindner e l'eventuale navigazione sulle acque del fiume Timavo. La visita viene di seguito descritta suddivisa in cinque "momenti", che rispettano fedelmente la progressione di chi si inoltra realmente, con casco e lampada, nella cavità.


Prima parte discesa
         (1)                      (2)                     (3)
Verso la "caverna dei protei"
(dalla superficie a 48 m di profondità)

Sceso il pozzetto di 3 m alla base della botola, si incontra subito un salto di 19 m. La scala metallica, leggermente inclinata, è divisa in tre tratti e la sezione del pozzo, specialmente nella parte iniziale, è alquanto ristretta (80 cm).
Segue un ulteriore salto di circa 6 m, anch'esso attrezzato con scala metallica. Si procede quindi per una breve galleria suborizzontale che porta nuovamente ad alcuni salti verticali. Sia alla fine del breve cunicolo, che sulla destra, si aprono alcuni pozzi laterali di breve sviluppo.
Si continua scendendo due scale inclinate, in ambienti sempre di ristrette dimensioni. Il primo dislivello è di 10 m, mentre il secondo supera di poco i 6 m.
Si giunge così alla "caverna dei protei". Questo ambiente, di più vaste dimensioni, presenta nella parte terminale due vasche del vecchio laboratorio biospeleologico dove si studiavano alcuni esemplari di "Proteus anguinus Laurenti". Gli esemplari sono stati in seguito trasferiti presso le strutture dello SPELEOVIVARIUM.
In questa caverna è operante, da qualche anno, un laboratorio mobile per l'analisi chimica delle acque di percolazione.


Seconda parte discesa
        (4)                      (5)                     (6)
Verso il "ponte del brivido"
(da 48 a 78 m di profondità)

Nella parte terminale della "caverna dei protei", si apre un pozzo di 20 m. Si scende tale dislivello con una scala formata da un unico tratto verticale.
Si giunge così ad un'ampia caverna denominata "del ponte del brivido": infatti, per proseguire nella discesa, è necessario attraversare una passerella che segue la parete di destra, ad un'altezza di 6 m dal fondo.
Oggi tale passerella è realizzata con una struttura metallica di grande affidabilità, ma un tempo la poca solidità delle opere in legno aveva fatto nascere il nome "ponte del brivido", in relazione alle sensazioni che provavano gli speleologi ad ogni passaggio.
Scendendo invece lungo la grande caverna, si possono percorrere gli oltre 50 m di sviluppo di questo vano, interessato nella parte terminale da un grande riempimento di materiali e di "crostoni" calcitici.
Di fronte al "ponte del brivido" si aprono due pozzi secondari, che sprofondano per un totale di 48 m, ma che sono raramente scesi per la loro elevata franosità.


Terza parte discesa
         (7)                      (8)                     (9)
Verso la caverna A. F. Lindner
(da 78 a 273 m di profondità)

Attraversato il "ponte del brivido", incomincia una serie di 13 pozzi verticali che porta velocemente in profondità. Si affronta per primo un salto di 30 m dalla sezione ristretta (60 cm), nel quale risulta talvolta disagevole scendere lungo le scale fisse.
Ci si affaccia quindi al pozzo più profondo dell'intera cavità: 53 m di verticale, inizialmente abbastanza stretto, ma con gli ultimi 30 m di ampia sezione. 
In questo punto è stata attrezzata una palestra speleologica fissa, con 3 vie armate per tecniche "di sola corda" ed utilizzata durante i corsi di speleologia.
Seguono quindi, in stretta successione, alcuni brevi pozzi di 13, 10, 6, 3, 2 e 6 m, tutti privi di concrezioni e spesso alquanto angusti. Il salto seguente presenta sulla sinistra una deviazione: si tratta del pozzo laterale che conduce anch'esso, quale seconda via, alla caverna Lindner.Si scende invece seguendo le attrezzature, per tre brevi pozzetti, fino a giungere al salto finale di 20 m. Questo tratto di cavità presenta, assieme alle attrezzature moderne, anche una buona parte di quelle lignee, risalenti ai lavori del 1913.
Si giunge così alla sommità sabbiosa della caverna A. F. Lindner.


Quarta parte discesa
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La caverna A. F. Lindner
(da 273 a 329 m di profondità)

La caverna A. F. Lindner è un'enorme vano con il fondo formato da massi e consistenti accumuli sabbiosi. Scesi dalle attrezzature fisse della ferrata è possibile vistare, in direzione Nord, il ramo conosciuto come "galleria Beram", che si prolunga per circa 50 m, con un dislivello di 15 m. 
Procedendo invece verso Sud ci si affaccia ben presto alla china sabbiosa che conduce, dopo una discesa di 56 m, alle acque del Timavo. Il percorso avviene lungo un tortuoso sentierino che si inoltra tra massi e roccette, con il fondo spesso scivoloso.
Si giunge così alle sponde del fiume: nel angolo Nord/Est è visibile l'ampio lago formato dal fiume che accede alla caverna. Nella direzione opposta (Sud/Ovest) si apre invece il lago (di più ridotte dimensioni) corrispondente al sifone di uscita del Timavo.
Il soffitto della caverna ha un'altezza che varia da 30 m a 60 m.
Lungo la volta sono riconoscibili alti camini ascendenti e oscure bocche dalle quali, nei periodi di maggiore piovosità, fuoriescono consistenti arrivi d'acqua.


Quinta parte discesa
        (13)                   (14)                     (15)
Il lago E. Boegan ed il fiume Timavo
(da 329 a 350 m di profondità)

Nell'angolo Nord/Est della caverna A. F. Lindner si apre il basso portale di accesso al vasto lago formato dal Timavo.
Bisogna utilizzare un canotto per procedere sulle oscure acque del fiume, per uno sviluppo complessivo di oltre 90 m.
Il lago è largo da 15 a 30 m ed il soffitto (nel quale si aprono brevi camini ascendenti), si trova ad un'altezza media di 10 m slm.
All'estremità del lago si apre il sifone di entrata del fiume. E' questo un passaggio riservato solamente a pochi esperti speleosub. La prima esplorazione risale all'anno 1953, mentre altre visite si sono avute negli anni 1962, 1977, 1990, 1991 e 1993.
I subacquei, dopo circa 50 m di immersione, sono riemersi in una vasta caverna allagata, denominata lago E. Boegan. Non è stato però possibile identificare ulteriori prosecuzioni del fiume.
Nelle esplorazioni seguenti, è stato accertato come la morfologia di questi ambienti allagati sia alquanto complessa, con lame di roccia, massi e passaggi paralleli tali da rendere problematiche le future esplorazioni del sifone. La massima profondità raggiunta dagli speleosub in immersione è stata di 21 m, tale da portare la profondità massima della cavità a 350 m.