Sperimentazioni
(2° parte)
Progetti,
difficoltà e
considerazioni sulle
attività che abbiamo avviato nella Stazione
Sperimentale Ipogea dell'Abisso di Trebiciano:
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La dorsale
La dorsale di
trasmissione
dati è costituita da diverse tratte a più vie
connesse
tra di loro e spesso duplicate, che consentono agli operatori di
scegliere
la linea sulla quale operare o per ovviare agli inevitabili guasti. La
trasmissione dei dati segue lo standard 485 (tramissione digitale per
tratte lunghe sino a 1.200 m).
Il primo tratto (costituito da fibra ottica multimodale, appaiata
comunque a cavo telefonico multicoppie) collega la Stazione (C0)
con la botola d'ingresso della grotta (C1).
Il secondo (cavo telefonico multicoppie) unisce la botola (C1)
con una cassetta posta nella "Caverna dei protei" (C2).
Il terzo (cavo telefonico multicoppie) connette la "Caverna di
protei" (C2)
con la postazione situata alla base del P. 53 (C3).
Il quarto (cavo telefonico multicoppie) allaccia il fondo del P. 53 (C3)
con la postazione collocata alla sommità dei pozzi laterali (C4).
Tutte le postazioni sono provviste di un apparecchio telefonico
collegato ad un centralino.
Le interfacce della dorsale sono alimentate a 24 V da una batteria di
accumulatori. La Stazione e la grotta sono collegate alla rete
elettrica e, tra loro, tramite centralino telefonico.
Si è scelto di utilizzare la fibra ottica nella tratta
epigea per ovviare agli inconvenienti causati dalle scariche
atmosferiche che danneggiavano spesso i sensori di rilevamento ed i PC
della Stazione. La linea precedente - costituita da doppini telefonici
in rame - era infatti tesa tra i pali che fornivano l'energia elettrica
alla grotta.
Durante i lavori d'interramento della fibra ottica (500 m di scavo in
roccia!) si è provveduto ad affiancare al tubo, lungo tutto
il percorso, un tondino in acciaio zincato collegato ad alcune paline
di terra. In questo modo abbiamo ottenuto un riferimento equipotenziale
tra la Stazione e la grotta e, finalmente, una buona "terra" per la
grotta.
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Le interfacce
La trasmissione dei
dati avviene secondo lo standard 485
che consente l'utilizzazione di linee della lunghezza di 1.200 m. Un
semplice doppino telefonico è sufficiente per il
trasferimento delle informazioni o dei comandi. Il nostro sistema ha il
vantaggio di essere bidirezionale. Riusciamo infatti ad interrogare e
leggere i valori dei vari sensori, nonché ad ordinare la
chiusura o l'apertura di determinati contatti. Il tutto è
reso possibile dall'impiego di tecnologia Advantech,
alimentata da tensioni da 10 a 30 V ed isolata sono a 3.000 V. Allo
stesso doppino possono essere eventualmente allacciate fino a 256
interfacce
della stessa casa produttrice.
Le interfacce da noi utilizzate ed in fase di collaudo si possono
suddividere - grossolanamente - in poche categorie:
- acquisitori di segnali: (ADAM
4017) operano a 16 bit ed accettano
interrogazioni ed 8 ingressi analogici (mV, V, mA). Apprendono e
codificano secondo lo standard 485; (ADAM
4050) idem I/O però digitali;
- attuatori di comandi: (ADAM
4060) comandano 4 relè (2A, 2C) ad
una via e segnalano la posizione dei contatti. Operano secondo il
medesimo standard;
- convertitori di segnali: (ADAM
4520) interfacciano la linea 485 in RS232 per
renderla compatibile con la tecnologia del PC. Possono essere
sostituiti dalla scheda (PCL-745B)
che è dotata di 2 ingressi 485;
- interfacce 485/fibra ottica (ADAM
4541). Vengono installate in testa ed in coda
al tratto in fibra (ovviamente);
- interfaccia telefono/fibra ottica. Vengono installate
in testa ed in coda al tratto in fibra per impedire la folgorazione del
"telefonista" durante i temporali;
- interfaccia ethernet/fibra ottica (SIGNAMAX
065-1100). Vengono installate in testa ed in
coda al tratto in fibra e prolungano la LAN dalla Stazione sino alla
botola d'ingresso della grotta. Recentemente abbiamo effettuato delle
prove su una tratta in fibra ottica da 1.000 metri con ottimi
risultati. In seguito potremo quindi estendere la linea sino al fondo
della grotta.
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I sensori
Il problema
è
estremamente delicato e deve essere trattato con molta cautela. Sino ad
oggi i nostri sensori hanno operato solo per limitati intervalli di
tempo, finendo ben presto danneggiati dalle scariche elettriche. Non
abbiamo ancora appurato se le cause sarebbero state da imputarsi ad
eventi meteorologici o a dispersioni galvaniche provenienti dalla
vicina linea ferroviaria.
Oggi la nostra attenzione è dedicata specificamente alla
realizzazione ed al collaudo della dorsale di trasmissione. Quando
saremo assolutamente certi che i valori acquisiti saranno quelli
realmente rilevati, che il nuovo isolamento adottato avrà
soddifatto le nostre esigenze e che nessuna influenza esterna
potrà interferire lungo la catena PC, interfaccia, fibra
ottica, interfaccia, doppino, acquisitore, solo allora riaffronteremo
l'argomento "sensori".
Non ci sembra corretto scendere oggi nei dettagli costruttivi dei vari
tipi di sensori che abbiamo progettato, costruito o che abbiamo
acquistato. Hanno funzionato per troppo poco tempo per permetterci di
emettere giudizi o valutazioni oggettive.
Abbiamo comunque potuto trarre alcune (poche) conclusioni:
- la tensione d'uscita del sensore (mV) deve essere
immediatamente convertita in corrente (mA);
- è consigliabile l'adozione dello standard
4-20 mA, quello utilizzato dall'industria. Lo zero deve corrispondere a
4 mA e lo span (fondo scala) a 20 mA. Questo standard consente di
disporre il sensore anche a distanza notevole dall'acquisitore e di
accorgersi immediatamente dell'eventuale interruzione della linea;
- nel caso di distanze importanti, oltre a consigliare
l'utilizzo di un terzo filo per l'alimentazione, raccomandiamo di
prestare estrema attenzione all'isolamento del cavo di trasmissione.
L'umidità riesce a penetrare radialmente nei cavi ed anche
una minima perdita d'isolamento, moltiplicata però per tutta
la lunghezza del cavo (anche superiore 100m), assume un'importanza
determinante sull'esito della misura (vai
a Suggerimenti).
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