Sperimentazioni (3° parte)
Progetti, difficoltà e considerazioni sulle attività che abbiamo avviato nella struttura della Stazione Sperimentale Ipogea dell'Abisso di Trebiciano:
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Il software Stiamo sperimentando vari programmi. Vi informeremo quando avremo acqusito dati ed informazioni a sufficienza. |
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L'attrezzatura Sin dall'inzio del
progetto abbiamo
cercato di standardizzare tutti gli elementi costruttivi. Era infatti
necessario programmare l'utilizzo di solo pochi strumenti per operare
in grotta. La standardizzazione ha avuto successo, la limitazione
dell'attrezzatura si è rivelata, invece, una disfatta sul
campo. |
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I problemi In realtà
in problema è uno ed uno
solo: l'umidità. Badate bene: non solo
l'acqua, ma l'umidità! Le molecole del vapor
acqueo sono di dimensioni minori rispetto a quelle dell'acqua.
Perciò l'umidità passa dappertutto, giovandosi
soprattutto della condensazione. La maledetta s'insinua ed attraversa
ogni superficie. Abbiamo trovato lampadine con un dito d'acqua
nell'ampolla di vetro. Le abbiamo attivate, il filamento s'è
acceso, l'acqua ha cominciato a bollire sino a far esplodere il bulbo. Le cassetta di derivazione. In fase
d'installazione è importante che siano montate a piombo,
livellate ed appoggiate ad un piano perfetto (vai
a Suggerimenti).
Per molti anni abbiamo
utilizzato i comuni sali antiumido (Aersana) che si comprano al
supermercato. Ci avevano detto che avrebbero ossidato tutti i contatti
all'interno della cassetta ma il fatto non si è verificato.
In questo modo - viste anche le ridotte dimensioni del contenitore -
riusciamo a mantenere all'interno il 40% di umidità. Bisogna
però ricordarsi di cambiare i sali almeno una volta al mese. I cavi. L'acqua vi penetra dalle teste e, se non ci riesce, trova altre vie e vi entra radialmente. In ogni caso dentro ci va! Abbiamo svolto delle indagini ed abbiamo scoperto che - tra la guaina (sempre e comunque polietilene, no PVC che è igroscopico!) e l'isolante - avrebbe dovuto esserci un tamponamento di petroleum jelly. Non eravamo certo in grado di iniettarlo nè di acquistare un cavo con queste caratteristiche a causa del suo costo elevatissimo. Ci siamo dovuti inventare un metodo per tamponare un comune cavo (vai a Suggerimenti). Il problema dell'isolamento su lunghe tratte è estremamente importante nel caso della trasmissione di segnali analogici: anche la minima perdita d'isolamento sballerebbe i valori rilevati. Nel caso di segnali digitali, invece, il problema non è determinante (o c'è tensione o non c'è). Contenitori immergibili. Senza diventare
pazzi (e
poveri) a cercare di ottenere tenute impossibili, sopperiamo alla
necessità riempiendo totalmente i contenitori con resina
semifluida (dopo aver avvolto connessioni o sensori con il domopack).
Anche in questo caso, dove c'è la resina non dovrebbe
entrare l'acqua. |



