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Flora e fauna delle cavità del Carso triestino

A cura di Isabella Abbona e Erwin Pichl


La prima sala dello Speleovivarium è dedicata alla Speleobotanica, un grande diorama degli aspetti vegetazionali di un pozzo carsico ci illustra come i fattori fisico-climatici che maggiormente influenzano la vita nelle grotte sono la temperatura, l’umidità e l’assenza di luce. Il comportamento della temperatura è in stretto rapporto con la morfologia dei complessi sotterranei. Nelle grotte a sviluppo verticale come le voragini ed i pozzi carsici, la temperatura diminuisce fortemente man mano che si scende, determinando una stratificazione diretta dell’aria, quindi sul fondo si registrano i valori minimi. 

L’umidità all’interno delle grotte è sempre piuttosto elevata. Per quanto riguarda la luce, è ovvio che la sua intensità diminuisce rapidamente man mano che ci si inoltra in una cavità. 

Quantizzando i valori dell’intensità luminosa, si può distinguere la seguente zonazione: 

1) zona esterna, che si estende soltanto fin dove arriva la luce solare piena; 
2) zona liminare, che va dal limite interno della zona esterna fino a dove si misurano i valori 1/500 della luce solare       esterna; 
3) zona subliminare, dal limite interno della zona liminare fino al valore di 1/1000 della luce solare esterna; 
4) zona interna, che è compresa tra il valore di 1/1000 e quello di 1/2000 della luce solare esterna. 

Oltre la zona interna ci si trova nell’assoluta oscurità, cioè in assenza totale di luce. All’imboccatura delle grotte e voragini i fattori ambientali variano in maniera graduale procedendo dall’esterno verso l’interno della cavità; questa zona può considerarsi come un punto di transizione tra l’ambiente di superficie e quello sotterraneo. 

Dalla vegetazione esterna, di dolina, landa carsica o della boscaglia illirica, le fanerogame dominano in tutta la fascia liminare; frequente è l’Edera (Hedera helix). Scendendo subito sotto si trova la fascia delle felci tra le quali sono comuni l’Asplenio (Asplenium trichomanes), la Felce dolce (Polypodium interjectum) e la Lingua cervina (Phyllitis scolopendrium); più esternamente si trova spesso la Ruta di muro (Asplenium ruta muraria). Subito sotto questa zona si trova la fascia dei muschi dove non manca quasi mai Thamnium alopecurum. Sotto la fascia dei muschi, le pareti, costantemente umide sono ricoperte da una patina verdastra, si tratta di Alghe verdi (Cloroficee) e Alghe azzurre (Cianoficee). 

Nella zona di oscurità assoluta non ritroviamo nessun vegetale propriamente detto che possa sopravvivere in queste condizioni; si possono tuttavia osservare microscopici funghi (muffe) e batteri che vivono sulla sostanza organica in decomposizione (tronchi, fogliame, organismi morti). 

La fauna cavernicola si distingue in tre grandi gruppi ecologici, che costituiscono il fondamento dei più recenti studi biospeleologici, secondo il seguente schema: 

Troglosseni (stranieri delle caverne): sono animali frequenti in grotta, e che non vi si riproducono. La loro presenza negli ambienti sotterranei è dovuta puramente a cause accidentali. 

Troglofili (che amano le caverne): sono animali frequenti in grotta, ma che non vi sono esclusivi, anche se in genere si possono riprodurre nelle caverne. In certi casi si tratta di organismi che vivono nelle caverne solo in particolari periodi dell’anno o del loro ciclo vitale (ad esempio quelle specie di Pipistrelli che svernano in grotta), altre volte invece troviamo dei troglofili che vivono praticamente sempre negli ambienti sotterranei pur avendo la possibilità di sopravvivere anche all’esterno. 

Troglobi (che vivono nelle caverne): con questo termine vengono designati quegli organismi che sono esclusivi dell’ambiente cavernicolo e che ad esso sono adattati con modificazioni verificatesi nel corso dell’evoluzione. Un tipico esempio di animale troglobio è il Proteo. 

Nei successivi diorami ed acquari possiamo osservare alcuni animali del Carso triestino. Quasi tutti i gruppi sistematici del regno animale hanno dei rappresentanti nel mondo cavernicolo; vanno esclusi soltanto quei gruppi che sono strettamente legati all’ambiente marino. Nei successivi diorami ed acquari possiamo osservare alcuni animali del Carso triestino. Quasi tutti i gruppi sistematici del regno animale hanno dei rappresentanti nel mondo cavernicolo; vanno esclusi soltanto quei gruppi che sono strettamente legati all’ambiente marino. Il tratto di galleria successivo ospita alcuni esemplari di anfibi e insetti troglofili che si che vivono nel Carso triestino. Nella sala successiva sono ospitati esemplari di fauna troglobia tra cui: il Proteo (Proteus anguinus), il Gamberetto (Troglocaris anophthalmus), l’Anfipode (Niphargus stygius), l’Isopode (Titanethes albus), il Coleottero (Pterostichus fasciatopunctatus).



Se volete approfondire alcuni argomenti, potete andare alla pagina dove sono riportate alcune brevi schede degli animali presenti nello Speleovivarium.