Speleovivarium: schede degli animali
A cura di Isabella Abbona ed Erwin Pichl
Riportiamo di seguito alcune brevi schede sugli animali presenti allo Speleovivarium.
PROTEO - Proteus anguinus Laurenti, 1768
Ha il corpo anguilliforme, il colore roseo e le branchie esterne presenti per tutta la vita. Negli adulti gli occhi sono atrofizzati. Le zampe anteriori hanno tre dita e le posteriori due. Gli adulti raggiungono una lunghezza massima di trenta centimetri. È l’unico vertebrato troglobio della fauna europea: vive esclusivamente in acque sotterranee e solo occasionalmente può essere trascinato all’esterno dalle piene. Le acque in cui vive devono rispondere a particolari requisiti fisico-chimici. La durezza deve essere molto alta, mentre la temperatura deve essere compresa tra i 4 e i 15°C. Il Proteo è un neotenico obbligato, cioè mantiene le branchie esterne per tutta la vita, utilizzando per la respirazione l’ossigeno disciolto nell’acqua. La riproduzione in ambiente naturale è sicuramente ovipara, ma se viene allevato in condizioni artificiali, il Proteo può diventare viviparo. L’alimentazione si basa sulla cattura di piccoli invertebrati acquatici, e in particolare, Crostacei, Decapodi e Anfipodi. Più raramente può nutrirsi di Oligocheti o addirittura di lombrichi caduti nelle grotte o trascinati all’interno dall’acqua. È un animale di estremo interesse zoologico per i suoi peculiari adattamenti ed è diffuso nelle zone del Carso goriziano e triestino, in Slovenia, in Istria ed in Dalmazia. (vedi foto)
TROGLOCARIS - Troglocaris gruppo anophtalmus (Kollar)
I gamberetti del genere Troglocaris sono Crostacei Decapodi troglobi, completamente ciechi appartenenti alla famiglia Atyidae. Sono diffusi nelle acque carsiche sotterranee, e prediligono le anse tranquille, i laghetti o comunque luoghi dove la corrente non è troppo veloce. Sono animali ovipari ma non è stata individuata una stagione riproduttiva ben definita. Durante l’accoppiamento il maschio depone sulla femmina gli spermi racchiusi in una spermatofora, le uova fecondate vengono portate dalla femmina per circa 7-8 mesi, dopo la schiusa il gamberetto è simile all’adulto ma con alcune parti del corpo non completamente sviluppate. La crescita è piuttosto lenta; la maturità sessuale viene raggiunta all’età di 4-5 anni. L’alimentazione è prevalentemente carnivora. Il genere Troglocaris comprende alcune specie diffuse in tutta l’area del Carso dinarico, ma osservate anche in Europa Orientale sino al Caucaso. (vedi foto)
NIPHARGUS Niphargus gr. stygius
Il genere Niphargus comprende oltre un centinaio di specie di Crostacei Anfipodi, per lo più ciechi e depigmentati, diffusi in acque sotterranee, sorgive o talora corsi d’acqua superficiali in tutta l’Europa. Si tratta di animali di modeste dimensioni (di rado sorpassano i 2-3 cm.). Hanno il corpo slanciato ma, come nella maggior parte degli Anfipodi, compresso lateralmente; questa caratteristica li costringe spesso a muoversi sul fondo adagiati su un fianco. L’habitat è piuttosto vario; nell’area triestina e goriziana troviamo sia forme interstiziali, di piccole dimensioni, dal corpo allungato oppure globoso adatto per vivere tra i granelli di sabbia e ghiaia sul fondo di raccolte d’acqua di falda e tazze sorgentizie, sia forme di maggiori dimensioni che popolano grotte e acque sotterranee. Contrariamente all’opinione comune, si tratta di animali piuttosto resistenti alle variazioni delle condizioni ambientali; può sopravvivere al disseccamento per periodi di tempo più o meno prolungati, e lo stesso N. stygius vive a lungo in piccoli fori nell’argilla con un velo d’acqua. Si tratta di Crostacei praticamente onnivori che si nutrono di resti di altri organismi. La riproduzione è ovipara, e presenta anche in assenza di luce una ciclicità che è stata messa in relazione alla piovosità. La distribuzione delle nostre specie è ancora poco nota, ma sembra poco estesa. Niphargus stygius, descritto originariamente nelle Grotte di Postumia, è diffuso in tutte le cavità del Carso triestino e sloveno. (vedi foto)
TITANETHES Titanethes albus (C.L. Koch, 1841)
Si tratta di un Crostaceo Isopode e depigmentato di taglia piuttosto grande (può raggiungere i 18 mm di lunghezza). Presenta il corpo fortemente appiattito dorso ventralmente e munito nella parte posteriore di due lunghe appendici stiliformi (Uropodi). Vive nelle parti interne delle grotte, oscure e caratterizzate da stabilità termica ed elevata umidità dell’aria. Lo si rinviene di frequente vagante sulle pareti, sulle formazioni stalagmitiche o sui banchi di argilla, con una netta preferenza per le superfici bagnate da acqua di stillicidio. Come altri rappresentanti della famiglia Trichoniscidae (che comprende solo specie terrestri) presenta costumi anfibi che lo rendono capace di passare lunghi periodi immerso nell’acqua delle vaschette di concrezione. Tale comportamento costituisce con ogni probabilità una difesa contro i processi di evaporazione dei liquidi corporei in presenza di zone meno umide o interessate da correnti d’aria. Le poche notizie disponibili sulla biologia di questo Isopode derivano da osservazioni effettuate durante i campionamenti di fauna cavernicola. Dopo l’accoppiamento le femmine conservano le uova in un’ampia tasca incubatrice ventrale (marsupio), entro la quale i giovani trascorrono parte del periodo larvale. La durata dello sviluppo post-embrionale (e della vita adulta) non è conosciuta. Si nutre di materiale organico presente nelle acque di stillicidio e nei depositi argillosi e dimostra di gradire particolarmente detrito vegetale in decomposizione. Vive nelle grotte della Venezia Giulia, della Slovenia e della Croazia occidentale. Altre specie del genere Titanethes sono presenti in Dalmazia, Erzegovina e Montenegro. (vedi foto)
CAVALLETTE CAVERNICOLE Troglophilus neglectus
Si tratta di Insetti appartenenti all’ordine degli Ortotteri. Le cavallette cavernicole sono molto simili a quelle che siamo abituati a vedere all’aperto nei prati: differiscono principalmente per la mancanza di colori vivaci in quanto presentano una livrea marroncina a chiazze chiare e scure. Sono provviste di occhi, anche se piuttosto ridotti e sono prive di ali. Si tratta di specie spiccatamente troglofile che vivono nelle grotte e nelle caverne, anche nelle zone completamente buie. Le cavallette del genere Troglophilus sono molto comuni nelle grotte e nelle caverne del Carso. La specie più comune è Troglophilus neglectus. Sono insetti onnivori e preferiscono di solito rifugiarsi nelle nicchie e nelle fessure di pareti o sul soffitto delle caverne. (vedi foto)
COLEOTTERO CAVERNICOLO Pterostichus fasciatopunctatus (Kreutz)
Si tratta di un Coleottero appartenente alla famiglia dei Carabidi e alla sottofamiglia degli Arpalini. Le specie appartenenti a questa famiglia si distinguono per una incisione ben evidente sul bordo interno delle tibie anteriori. È di colore molto scuro, praticamente nero, di aspetto lucido e brillante e provvisto di occhi normali. Vive nel retroterra montano quasi esclusivamente nei boschi di faggio, lungo le rive di ruscelli e sorgenti, sotto sassi e fogliame fradicio. Nella zona di Trieste è presente esclusivamente in profonde voragini trasportato con le acque provenienti dal Carso interno. È quindi da considerarsi un troglosseno ben adattato comunque alla vita nell’oscurità. (vedi foto)
All'interno dello Speleovivarium segue quindi una zona dedicata agli Ambistomidi che sono forme animali non strettamente legate ad ambienti ipogei ma filogeneticamente vicine ad organismi legati a questi ambienti che in tal modo forniscono utili chiavi interpretative del fenomeno evolutivo relativamente all’ambiente ipogeo. Pertanto la presenza di un animale non strettamente legato all’ambiente ipogeo, viene qui rappresentato per le comparazioni riproduttive ed etologiche con il Proteo con cui ha affinita biologiche (neotenia). Ma veniamo subito alla scheda di questi interessanti animali. La sala espositiva seguente è dedicata ai pesci cavernicoli ciechi. Vi sono rappresentate al momento attuale solo due specie ma esistono anche altre specie di pesci ciechi diffusi in tutto il mondo; per lo più sono ancora assai poco conosciuti soprattutto a causa della inaccessibilità del loro ambiente a tutt’oggi in gran parte inesplorato.
CARACIDE CIECO Anoptichthys jordani
Il nostro Caracide cieco è stato scoperto nel 1936 nella grotta di Cueva Chiva, nel Messico. Questa grotta è percorsa da un fiume sotterraneo le cui acque si gettano nel vicino Rio Tampon. Una serie di bacini, più o meno isolati l’uno dall’altro, collegano il fiume sotterraneo al fiume che scorre all’esterno e in questi bacini sono state trovate tutte le forme intermedie tra i pesci completamente ciechi e privi di occhi e gli esemplari normali che vivono alla luce. La specie normale è Astyanax mexicanus, mentre la specie cieca ha ricevuto il nome di Anoptichthys jordani. Questo curioso pesce privo di colore è molto attivo, sebbene viva nella più completa oscurità. Nuota di continuo e consuma molto ossigeno. A differenza della specie normale che vive in branchi, la forma cieca è solitaria. Si nutre di minuscoli crostacei acquatici e di larve di insetti cavernicoli. Si adatta benissimo a vivere negli acquari e vi si riproduce facilmente. Sono stati fatti tentativi di incrociare la specie di grotta con la specie che vive in superficie e gli studi hanno dimostrato in modo inconfutabile che il pesce cieco è in realtà la forma cieca e priva di pigmento della specie che vive in superficie. La perdita della vista viene compensata in alcuni pesci ciechi da un grande sviluppo di altri organi di senso con cui questi animali riescono a rilevare le vibrazioni dell’acqua. (vedi foto)
CIPRINIDE CIECO Phreaticthys andruzii
Si tratta di un Ciprinide cieco, affine al genere Barbus, proveniente dalla Somalia, ma completamente privo di occhi dei quali non si vede traccia neppure al di sotto della cute. È fornito di due paia di bargigli, con denti faringei disposti in due serie e con squame del tutto assenti. Il corpo è piuttosto depresso, la bocca è collocata nella parte inferiore del muso che sporge leggermente su di essa. Descritto per la prima volta nel 1924 da D. Vinciguerra, i primi esemplari erano stati rinvenuti dal dott. A. Andruzzi. (vedi foto)








