Lo Speleovivarium e la didattica
A cura di Edgardo Mauri
Nelle tenebre della caverna, sono contenuti interrogativi, e timori immaginari, fantasie e miti: i bambini lo avvertono come un mistero terribile ed affascinante, una sfida, una avventura collocata dentro la terra. Molto spesso scalpitano e sono ansiosi di iniziare l’esplorazione, non servono molto le parole, basta mostrare loro le cose e concedergli il sapore di conquistare il sapere. Dove sono le grotte? Chi le ha fatte? Ci vive qualcuno? Non crollano e se crollano va giù tutto il Carso? Sono luoghi pericolosi? Ci sono grotte nuove?
Nella ricerca delle risposte si fondono spirito di avventura e desiderio di conoscenza; il gusto di scoprire e di capire sospende le aspettative tra fantasia e realtà, e ci si avvicina ad una idea nuova di ambiente in cui tutto appare fuso e confuso in una realtà di cui anche noi facciamo parte. Quando ci si trova di fronte a bambini che per la prima volta sfidano il buio dello Speleovivarium o di un’altra cavità si deve tener conto di tutta una potente carica di aspettative e ciò consente allo specialista di sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda della ricettività infantile, è la parte più difficile ma anche essenziale per la riuscita dell’intervento didattico e per nulla vi si rinuncia anche perché l’adulto pur predisponendo situazioni e facendosi garante di sicurezza, condivide con i bambini entusiasmo e carica emotiva. Lo Speleovivarium si mostra come struttura didattica unica nel suo genere, consente di coniugare ricerca, conservazione e divulgazione della scienza, vi si possono conoscere e vedere come vivono animali molto rari, spesso endemici, già difficili da osservare in natura dagli specialisti, vuoi per le loro piccole dimensioni, vuoi per le caratteristiche dell’ambiente in cui vivono.
Le precise ricostruzioni degli ambienti ipogei, i diorami, le mostre permanenti e gli spazi attrezzati consentono l’attuazione di programmi didattici che soddisfano non solo il desiderio di conoscere ma anche qualche cosa di speciale che è l’amore per l’ambiente. Persino nell’adulto si risveglia un essere bambino quando si affaccia a questa finestra aperta sul mondo sotterraneo. Lo Speleovivarium dunque si rivolge ad un vasto pubblico con lo scopo di divulgare la conoscenza dell’ambiente ipogeo ai fini di un consapevole vivere in equilibrio con la terra.
L’esperienza con i più piccoli
Quando alcune scuole materne ci hanno contattato per chiederci una visita guidata dello Speleovivarium, ci siamo chiesti cosa potevamo offrire a bambini così piccoli, considerando oltretutto che la trattazione degli argomenti di biospeleologia risulta sempre alquanto complessa.
Era necessario inventarsi qualche cosa che rispondesse alla vivacissima curiosità dei bambini della scuola materna soddisfando il bisogno di conoscere di vedere e di sapere, senza denudare del tutto il clima di fantasia e fiaba che sorregge il mondo culturale infantile. Va tenuto conto che lo Speleovivarium non aveva mai avuto visitatori così giovani. Si pensò di organizzare la visita tenendo ben presenti i perché tipici del bambino di tre quattro anni; perché la grotta è buia? Perché il Proteo è bianco? Perché quell’animale è così piccolo? Perché non ha gli occhi? Perché perché? Per l’esplorazione eravamo fortemente intenzionati a far utilizzare al massimo i sensi che a questa età sono validissimi strumenti. Abbiamo organizzato un mini laboratorio sensoriale con particolare riferimento ai sensi che possono sostituirsi alla vista, facendo riferimento non solo al tatto, ma alla percezione del suono, delle vibrazioni che ci provengono dagli elementi con cui siamo a contatto, sino alla percezione olfattiva ed al riconoscimento di ciò che ci circonda attraverso la fusione di informazioni provenienti da questi sensi.
I continui paragoni e le osservazioni dirette con gli animali ospiti degli acquari e nei terrari dello Speleovivarium, da parte dei bambini consentiva una forma vivace di confronto, apprendimento e verifica, rispondendo efficacemente agli interrogativi infantili. Dopo aver scoperto come vive, come si nutre e si orienta e come si riproduce il Proteo i bambini hanno continuato l’esplorazione utilizzando come fonte luminosa la debole luce di una candela e sfidando pur così piccoli il buio. Tutto è stato oggetto delle loro attenzioni, la forma delle concrezioni ed il loro peso, i fossili, l’impronta del dinosauro e l’orso delle caverne, tutto è stato accarezzato toccato guardato e soppesato con attenzione “scientifica”. Infine dopo aver ascoltato il racconto di come è nato il Carso con tutte le sue grotte -”Carso grottoso”- i bambini hanno soffiato sulla candelina e il buio ha avvolto tutti i pensieri, consolidandoli nella memoria, poi si sono accese le luci che ci hanno riportato verso l’uscita. In fase di rielaborazione i bambini hanno ricostruito tramite disegni a rilievo con l’utilizzo di diversi materiali e sotto la sapiente e paziente guida delle insegnanti, molte delle cose che hanno visto e l’attenzione era rivolta soprattutto alle cose che si potevano toccare.
L’acquario dei Protei ad esempio era una piccola grotta fatta con la carta da cartoccio ed altri tipi di carta coperta da un foglio trasparente di sottilissima pellicola di cellofane tale che consentiva di mantenere i Protei fatti di carta liberi di muoversi nel disegno per l’effetto elettrostatico. Abbiamo potuto intervistare un anno dopo alcuni bambini che avevano condotto questa esperienza ed era ancora molto viva nel loro campo cognitivo.
Le attività rivolte alla scuola dell'obbligo
Perché rivolgersi agli scolari, perché parlare di ambiente, ecologia in modo così approfondito e circostanziato, agli alunni delle scuole? Consideriamo cosa stavano divenendo le grotte, rifugi, immondezzai, discariche, con rischi di inquinamenti ed alterazioni di tutto l’ambiente ipogeo e delle acque di base e con esse del mare. Più in generale possiamo dire che le cause dell’acuirsi delle crisi tra l’uomo ed il suo ambiente e degli indirizzi per una ricomposizione di questo rapporto rimane uno dei temi più urgenti che oggi la ricerca scientifica e delle scienze umane si trovano a dover affrontare. Fare qualche cosa dunque per favorire la conoscenza di ciò che ci circonda nella convinzione che ciò che si conosce e si ama, sicuramente si rispetta e si difende; questo era ed è uno degli obiettivi dello Speleovivarium.
L’interazione con le scuole avviene sia direttamente su richiesta dei docenti per gli approfondimenti concernenti gli ambienti ipogei sia attraverso il programma denominato “Scuola-ambiente” proposti e realizzati dal Comune di Trieste ai quali lo Speleovivarium aderisce, e che sembrano a tutt’oggi essere i più completi ed aderenti alle necessità delle scuole validi per rigore scientifico e coerenza metodologica si connettono con la indilazionabile necessità di un maggiore rispetto ed amore per la vita sul pianeta. L’esperienza fin qui condotta con le scuole ha consentito di mettere a fuoco itinerari didattici diversificati, adatti alle diverse fasce di età che prendono in considerazione gli aspetti speleologici, la formazione delle grotte e del Carso, il discorso geologico, litologico e paleontologico con riferimento alla formazione e collocazione di fossili, sino al più complesso argomento biospeleologico che avvicina il ragazzino alla conoscenza di un mondo sotterraneo complesso e regolato da equilibri ecosistemici. Quando ci riferiamo all’escursione in grotta non intendiamo solo l’andare ad esplorare la cavità, questo è un percorso che dura un po’ di tempo e richiede partecipazione ed entusiasmo, e vede coinvolte, oltre ai bambini più persone, pertanto viene di solito organizzato rispettando alcuni passaggi necessari che qui riassumiamo:
- Ricognizione del progetto con l’insegnante.
- Raccolta informazioni, congetture, aspettative dei bambini.
- Visione di diapositive speleologiche consultazione eventuale di testi specifici.
- Informazioni inerenti l’ambiente ipogeo e la localizzazione delle cavità da visitare.
- Visita allo Speleovivarium.
- Organizzazione della spedizione.
- Partenza.
- Esplorazione.
- Osservazione dell’ambiente naturale, raccolta dei dati.
- Ricostruzione dell’avventura e sintesi del lavoro.
In genere tutte queste cose si concretizzano in due incontri; alcuni di questi punti vengono trattati autonomamente dal docente che può in ogni caso servirsi della consulenza offerta dallo Speleovivarium in quanto struttura museale. Secondo noi tali tappe sono necessarie per far sì che ci sia una sintonia fra l’adulto che predispone il pacchetto didattico e l’alunno che si appropinqua al nuovo, l’adulto lascia che i bambini autonomamente, pur sotto la guida, scoprano le cose, sperimentino procedure, percorsi, e tuttavia con loro si stupisce e gioisce delle riscoperte e apprende in un certo modo con loro.





